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Tiziana Di Bartolomeo

Rachele Giordano, La seduzione dell’immagine a Palazzo Abadessa

Dettagli evento

Ora: 7 Novembre 2009 presso 17:00 a 6 dicembre 2009 presso 20:00
Luogo: Palazzo Abadessa
Via: Calle Priuli, Cannaregio 4011
Città: Venezia - Italy
Sito web o mappa: http://www.espressionidarte.it
Tipo di evento: mostra, di, pittura
Organizzato da: Tiziana Di Bartolomeo e Berardo Bruno
Attività più recente: 13 Nov

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Descrizione evento

Titolo dell’evento:
La seduzione dell’immagine
Artista:
Claudia Rachele Giordano
Spazio espositivo :
Palazzo Abadessa
Data di vernissage: 7 novembre 2009
Data di chiusura: 6 dicembre 2009
Palazzo Abadessa • Calle Priuli, Cannaregio 4011, 30131 Venezia, Italia • Tel. +39.041.2413784 • Fax +39.041.5212236 •
Orari di apertura: 10-21
Ingresso libero
Orario di presentazione: 17,00
Curatrice : Tiziana Di Bartolomeo
Ufficio stampa:
ufficiostampa@espressionidarte.it ;
www.espressionidarte.it
rachele.giordano@email.it

Organizzazione:
berardo@tecnolayout.it
bbsarredi@yahoo.it
Testo critico di presentazione:
di Davide Corsetti


Osservando le opere di Claudia Giordano ci si immerge inevitabilmente in un mondo fresco e vitale, espresso attraverso colori guizzanti ed energici gesti dai quali emerge e prende forma una figurazione libera e spontanea dal taglio decisamente attuale. Nella Giordano infatti, si ritrova tutta l’energia e la creatività di una giovane artista che si racconta misurando la distanza che separa il proprio vissuto ed il mondo contemporaneo in un susseguirsi di immagini che ridisegnano e ricreano ambienti e personaggi con uno sguardo proteso all’identificazione dell’individuo ed alla sua priorità sul rapporto con il mondo che lo circonda.
In una realtà attuale così satura d’immagini, dalla pubblicità ai social network, la Giordano sceglie con consapevolezza di cogliere i suoi soggetti da riviste, pubblicazioni oppure album fotografici; sotto questi rispetti, ridisegnandone e rielaborandone la figura, reinterpretandoli in maniera vivida ed espressiva, imprimendo in essi una nuova linfa, “spogliandoli” ed estrapolandoli dal loro contesto, la Giordano sembra cercare di “liberare” letteralmente questi soggetti dal loro ruolo.
Operazione che può apparire vagamente “pop” per questo suo recupero di soggetti dal mondo della comunicazione di massa, ma che in qualche modo va oltre, che si nega, cancellando le sue tracce pop e dichiarando un intento più rivolto alla posizione ed al disagio dell’uomo moderno che vive l’era della comunicazione. Un disagio tuttavia che non viene trasmesso dalle opere della Giordano, che invece di condannare questa tempesta di immagini e di informazioni, propone una via da seguire, una sorta di guida alla ricerca dell’individualità di ciascuno attraverso la foresta di modelli che propone la società contemporanea.
Secondo questa chiave di lettura, Claudia Giordano parla di sé e di noi, del suo e del nostro cercare noi stessi e la nostra autenticità in un mondo di prodotti da comprare, di regole da seguire e di ruoli da interpretare; un mondo in cui la ricerca di sé è diventata un esercizio quasi archeologico, di scavo nel proprio vissuto e nella realtà quotidiana alla ricerca dei propri sogni e delle proprie aspirazioni, della propria naturalezza ed istintività; un lavoro su sé stessi e sul proprio sguardo sul mondo che implica un necessario sforzo di sintesi e di scelta ma soprattutto di eliminazione delle nostre paure di apparire inadatti o poco adeguati al comune senso di conformità.
E questo ben si riverbera nella sua particolare elaborazione delle opere: fotografie sintetizzate e rielaborate al computer che, ridipinte successivamente su tela o su tavola con decise pennellate a secco, scavano, cercano e ritrovano fresca immediatezza e lucida vitalità.
Un processo istintivo e calibrato al contempo quindi, in continua rilettura di sé stesso e di una via da seguire che possa essere il più possibile vicina ad una libertà espressiva ed allo stesso tempo cercando di non cadere nelle tentazioni di un’intimistica ricerca autoreferenziale ma riproponendo un immaginario in cui ciascuno possa riconoscersi e ritrovare la propria necessaria autonomia e libertà.
Identità liberate
Nota critica di Davide Corsetti (ottobre 2009)

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