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ALESSANDRO FIGUS

GRAFFITTARI DELL'ITALIA DETURPATA FINISCONO AL MUSEO - di Alessandro FIGUS

“Sporcare i luoghi pubblici deve diventare un reato”: a riaprire la polemica sui graffiti è Silvio Berlusconi, che lunedì 6 ottobre, concludendo la festa del Popolo della Libertà a Milano ha tuonato: “Bisogna farla finita con i cosiddetti graffiti perché in alcune nostre città non sembra di stare in Europa ma in Africa”, annunciando infine “sull’argomento presenterò un ddl al prossimo Consiglio dei ministri domani a Napoli”.
Subito, da Salemi, Vittorio Sgarbi, che proprio a Milano aveva organizzato una mostra assai discussa sulla street art, ha preso la palla al balzo per rilanciare: “Va bene il decreto purché Berlusconi lo faccia scrivere a me”. Ovvero: “Primo: tutti i palazzi costruiti fino al 1960 sono edifici che non devono in alcun modo essere sfiorati. Massima severità. Punto due: quelli degli anni successivi rappresentano l’Italia deturpata dalla speculazione economica ed edilizia. In questo caso, l’intervento dei graffitisti rende gradevole persino ciò che è il frutto di quella stagione”. Insomma, un distuinguo, quello proposto dal critico-sindaco, che dovrebbe portare le amministrazioni a stipulare con i graffitisti una sorta di patto: “Pagarli per bonificare i luoghi dell’orrore suburbano. Luoghi che non possono che migliorare”. Sgarbi cita graffitisti entrati ormai nei manuali di storia dell’arte: “Basquiat e Keith Haring” ricordando che anche loro “provenivano dalla strada”. E conclude il suo pensiero esemplificando con un’immagine: “Il taglio su una tela bianca, è Fontana, è un capolavoro. Se invece il taglio lo faccio su un Caravaggio, è una follia e un crimine”.
Intanto, mentre i politici si arrovellano su teorie e discutono su come arginare, organizzare o regolamentare il fenomeno del graffitismo, sempre a Milano nasce l’idea di un museo della street art. Si tratta di Street Museum, il nuovo progetto di TIM Tribù “a supporto della cultura e dell’arte urbana”.
Il progetto è in fase di lancio. E si propone di censire, grazie agli utenti della Rete, le migliori opere di arte urbana su tutto il territorio nazionale. Ma non sarà un museo chiuso e tradizionale, perché secondo gli organizzatori la street art non può essere messa dentro un recinto. Così lo Street museum sarà un luogo virtuale: un grande museo on line a cielo aperto. Per realizzarlo, gli organizzatori di Tim Tribù invitano già da ora tutto il pubblico della Rete a segnalare le opere preferite inviandone una foto via MMS o caricandola sul sito dell’iniziativa http://www.timtribu.it. Ai curatori 2.0 di questo che si propone come il primo museo user generated sarà affidato il privilegio di tenere aggiornato lo stato dell’arte, fornendo informazioni sulle opere e gli artisti. I lavori in gara saranno commentati, votati e supportati dagli utenti che determineranno la rosa dei primi 100, di diritto nello Street Museum. Dunque non saranno i presunti esperti d’arte a decidere chi farà parte di questa imponente mostra permanente delocalizzata. Le opere più meritevoli di entrare nel pantheon della Street Art verranno scelte e votate soltanto dagli utenti.

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