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ALESSANDRO FIGUS

PERCHE' I DIPINTI MODERNI SONO SPESSO PIATTI, MANCANO DI PROFONDITA' E DI VOLUME? di Alessandro FIGUS

Il dipinto moderno, è spesso piatto, manca di profondità e di volume.
Il viale con due filari d’alberi paralleli che si allontana diritto davanti a chi guarda, non riesce a trasmettere il senso di questo allontanarsi…, gli oggetti non sempre riescono ad avere volume.
Ancora una volta dopo un’attenta osservazione, il modo di esprimersi migliora se entrano ad arricchire il linguaggio grafico del pittore, le conoscenze della tecniche, alcune regole prospettiche di facile intuizione, il chiaro scuro, il valore del segno.
Immaginiamo di trovarci in un viale, fra due filari di alberi paralleli, o in una strada fiancheggiata da edifici, o in un intero con le spalle ad una parete.
Osserviamo questi alberi, queste case, questo interno: gli alberi ci appaiono tanto più piccoli quanto più sono lontano da noi, così le case.
Osserviamo la strada, il pavimento: la strada pare che si restringa a imbuto fino a terminare in un punto lontano; il pavimento della stanza, che è rettangolare, ci appare come un trapezio.
E quell’albero, quella casa quell’oggetto, lontani da noi, così piccoli, ci appariranno più grandi se faremo qualche passo avanti.
Dunque le dimensioni reali delle cose ci appaiono diverse a seconda del punto dal quale le osserviamo.

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Risposte a questa discussione

Non desidero essere accademico, anzi! ...apro delle discussioni per il semplice desiderio di ascoltare le idee di tutti, senza imporre regole alcune, ma per il puro piacere di parlare d'arte, chiedo il confronto di tutti, sono per la libera espressione della fantasie nelle piu' svariate forme! ... sono per il disquisire del perchè delle cose, al di là di un arte che preferisco certamente il più inerente possibile alla realtà, l'arte va trattata come una scienza, e come tale preclude delle regole, che possono anche dimostrarsi il contrario, di ciò che accademicamente viene dimostrato... oppure no! ...ma sono aperto abbastanza per parlare con tutti, con questo sottolineo che non pongo alcun giudizio sull'operato altrui, perchè amo ed apprezzo ogni forma di espressione, sia di pensiero...


gabriele pavani ha detto:
Caro Alessandro, siamo amici perciò la sincerità è sacrosanta.
Ti sto seguendo e capisco sempre meno il senso della tua eccezionale vitalità: hai messo in moto delle cose che se non smentite, rischiano di coinvolgerci tutti.
AFFRESCO. E' un metodo utilizzato per dipingere quando sussistono certi e determinati presupposti (tutti sanno quali sono). Quando non ci sono resta soltanto una tecnica che condiziona notevolmente la libertà di espressione dell'artista. E non è che l'opera, per essere più difficile da dipingere acquisti, per questa sola ragione, un particolare pregio: non ha nessuna importanza di come si fa a farla, conta soltanto il risultato raggiunto. Perchè altrimenti una cartolina dipinta con la bocca o con i piedi sarebbe preziosissima. Fermo restando che sei libero di fare quello che ti pare, io eviterei di farmene un vanto e solleticare qualcuno, eventualmente, a provarci.
DIPINTI PIATTI. Hai ricevuto dei commenti pazzeschi: mi verrebbe voglia di tirare le orecchie ad uno ad uno, nome per nome. Ma se dio vuole non tutti sono caduti nella trappola. Basterebbero Giovanna e Coco ( e qualche altro) per salvare l'onore della categoria: state parlando dei problemi che deve affrontare un principiante assolutamente sprovveduto e culturalmente a zero assoluto.(Sono cose che si affrontano anche nelle nostre scuole sgangherate dell'obbligo.) Vi invito a chiudere quello che non è un argomento degno di discussione e a pensare che se il dipinto è piatto ci sarà la sua buona ragione poichè nessun pittore, che così si possa chiamare, si potrebbe smarrire in queste cose.
A tutti io ho invece posto un argomento di ben maggiore difficoltà ottenendo, mi auguro per il momento, molto meno loquaci commenti e sul quale rinnovo la sfida: la globalizzazione nella pittura. Qualcuno ha già detto cose interessanti sulle quali meditare.
Io posso risultare ruvido ed insolente, ma il mio amore per la pittura e per i pittori è fuori discussione: la prima mostra alla quale ho partecipato è del 1950.
Un abbraccio.
g.pavani

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Forse il problema è proprio la mancanza di prospettive future.

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La tua mi pare un ottima osservazione! ...non sarebbe sbagliato inventare o trovare un nuovo sistema prospettico... insomma un nuovo punto di vista dell'osservatore per l'oservazione! ciao

Agene Rubinetto ha detto:
Forse il problema è proprio la mancanza di prospettive future.

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Salve a tutti.
Credo che la questione posta da Alssandro sia tutt' altro che priva di interesse. Lasciando giustamente da parte, infatti, il lavoro di molti di noi dilettanti che non usiamo la prospettiva per carenza tecnica, e concentrandoci invece sul lavoro dei grandi, vediamo che dagli inizi del Novecento la prospettiva viene volutamente e consapevolmente messa da parte. Ora ,se la pittura esprime un rapporto col mondo, un essere-al-mondo, questa rivoluzione deve pur significare un diverso modo di rapportarsi al mondo da parte degli artisti contempoanei rispetto a quelli dell' età moderna.
Cosa era stata infatti la prospettiva dal Rinascimento in poi? Non era forse la prospettiva un mettere ordine nello spazio e nel mondo dal punto di vista del soggetto? Del soggetto moderno cartesiano e poi kantiano? Difatto la parabola dell' uso della prospettiva in pittura coincide quasi perfettamente con la parabola del soggettivismo moderno. Ne Medioevo non v' era prospettiva, perchè era assurdo pensare che le cose venissero viste dal punto di vista del soggetto umano; esse andavano viste dal puno di vista divino, e quindi sospese fuori dallo spazio e da tempo, sub specie eternitatis.
Agli inizi del novecento il soggetto moderno entra in crisi e con lui la prospettiva, cioè la sua capacità di mettere ordine nelle cose del mondo facendo di se stesso il centro. Ora il soggetto non è più concepito come facoltà ordinatrice, ma come libera e sciolta interiorià. Il soggetto contemporaneo ha effettivamente delle difficoltà ad orientarsi nel modo, diffioltà a rapportarsi al reale, e tutto questo, come rilevato negli interessanti post di questo blog, si esprime nell' arte contemporanea.

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Quando si fa riferimento ad un opera d'arte è carente volersi soffermare solo su aspetti tecnici.
Sotto il profilo tecnico quanto espresso nella discussione potrebbe risultare condivisibile a condizione che i termini siano riferiti ad una forma espressiva che intende essere linguaggio della realtà.
Interpretare un'opera, significa affrontare anche la dimensione, e quindi la prospettiva dello spirito, poichè l'arte vive di questo .
Allora, forse, tutto assume una forma diversa e le prospettive escono dai normali canoni "tecnici" per entrare in dimensioni diverse, alternative, legate al sentimento umano ed alla sfera dei rapporti psicologici ( anche di natura collettiva) pedagogici, sociologici, di provocazione voluta, di percezione di sensibilità, etc.
Anche il BRUTTO, spesso serve per raggiungere risultati espressivi.
Questo è anche un pò il mistero dell'informale e dell'astratto.
Un linguaggio che parla ad uno strato più profondo dell'animo umano.
Bisogna sempre conoscere le storie che stanno all'origine di una forma espressiva, per poterne trarre le chiavi di lettura e poter godere di esiti comunicativi che diversamente sfuggono all'attenzione del fruitore dell'opera-immagine.
Così la penso.

Edoardo

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un ottima osservazione!


ciro d' alessio ha detto:
Salve a tutti.
Credo che la questione posta da Alssandro sia tutt' altro che priva di interesse. Lasciando giustamente da parte, infatti, il lavoro di molti di noi dilettanti che non usiamo la prospettiva per carenza tecnica, e concentrandoci invece sul lavoro dei grandi, vediamo che dagli inizi del Novecento la prospettiva viene volutamente e consapevolmente messa da parte. Ora ,se la pittura esprime un rapporto col mondo, un essere-al-mondo, questa rivoluzione deve pur significare un diverso modo di rapportarsi al mondo da parte degli artisti contempoanei rispetto a quelli dell' età moderna.
Cosa era stata infatti la prospettiva dal Rinascimento in poi? Non era forse la prospettiva un mettere ordine nello spazio e nel mondo dal punto di vista del soggetto? Del soggetto moderno cartesiano e poi kantiano? Difatto la parabola dell' uso della prospettiva in pittura coincide quasi perfettamente con la parabola del soggettivismo moderno. Ne Medioevo non v' era prospettiva, perchè era assurdo pensare che le cose venissero viste dal punto di vista del soggetto umano; esse andavano viste dal puno di vista divino, e quindi sospese fuori dallo spazio e da tempo, sub specie eternitatis.
Agli inizi del novecento il soggetto moderno entra in crisi e con lui la prospettiva, cioè la sua capacità di mettere ordine nelle cose del mondo facendo di se stesso il centro. Ora il soggetto non è più concepito come facoltà ordinatrice, ma come libera e sciolta interiorià. Il soggetto contemporaneo ha effettivamente delle difficoltà ad orientarsi nel modo, diffioltà a rapportarsi al reale, e tutto questo, come rilevato negli interessanti post di questo blog, si esprime nell' arte contemporanea.

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un ottima e attenta analisi che va' al di là della tecnica!

ALESSANDRO FIGUS ha detto:
un ottima osservazione!


ciro d' alessio ha detto:
Salve a tutti.
Credo che la questione posta da Alssandro sia tutt' altro che priva di interesse. Lasciando giustamente da parte, infatti, il lavoro di molti di noi dilettanti che non usiamo la prospettiva per carenza tecnica, e concentrandoci invece sul lavoro dei grandi, vediamo che dagli inizi del Novecento la prospettiva viene volutamente e consapevolmente messa da parte. Ora ,se la pittura esprime un rapporto col mondo, un essere-al-mondo, questa rivoluzione deve pur significare un diverso modo di rapportarsi al mondo da parte degli artisti contempoanei rispetto a quelli dell' età moderna.
Cosa era stata infatti la prospettiva dal Rinascimento in poi? Non era forse la prospettiva un mettere ordine nello spazio e nel mondo dal punto di vista del soggetto? Del soggetto moderno cartesiano e poi kantiano? Difatto la parabola dell' uso della prospettiva in pittura coincide quasi perfettamente con la parabola del soggettivismo moderno. Ne Medioevo non v' era prospettiva, perchè era assurdo pensare che le cose venissero viste dal punto di vista del soggetto umano; esse andavano viste dal puno di vista divino, e quindi sospese fuori dallo spazio e da tempo, sub specie eternitatis.
Agli inizi del novecento il soggetto moderno entra in crisi e con lui la prospettiva, cioè la sua capacità di mettere ordine nelle cose del mondo facendo di se stesso il centro. Ora il soggetto non è più concepito come facoltà ordinatrice, ma come libera e sciolta interiorià. Il soggetto contemporaneo ha effettivamente delle difficoltà ad orientarsi nel modo, diffioltà a rapportarsi al reale, e tutto questo, come rilevato negli interessanti post di questo blog, si esprime nell' arte contemporanea.

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Sono d'accordo con Edoardo Nonelli e Alessandro Figus, la maggior parte dell'arte contemporanea non ha ordine anzi cerca propio il caos. Pero' pensandoci anche in due colori piatti complementari accostati c'e' prospettiva! Comunque io sono legata al pensiero tradizionale di prospettiva. CIao!!!!

ALESSANDRO FIGUS ha detto:
un ottima e attenta analisi che va' al di là della tecnica!

ALESSANDRO FIGUS ha detto:
un ottima osservazione!


ciro d' alessio ha detto:
Salve a tutti.
Credo che la questione posta da Alssandro sia tutt' altro che priva di interesse. Lasciando giustamente da parte, infatti, il lavoro di molti di noi dilettanti che non usiamo la prospettiva per carenza tecnica, e concentrandoci invece sul lavoro dei grandi, vediamo che dagli inizi del Novecento la prospettiva viene volutamente e consapevolmente messa da parte. Ora ,se la pittura esprime un rapporto col mondo, un essere-al-mondo, questa rivoluzione deve pur significare un diverso modo di rapportarsi al mondo da parte degli artisti contempoanei rispetto a quelli dell' età moderna.
Cosa era stata infatti la prospettiva dal Rinascimento in poi? Non era forse la prospettiva un mettere ordine nello spazio e nel mondo dal punto di vista del soggetto? Del soggetto moderno cartesiano e poi kantiano? Difatto la parabola dell' uso della prospettiva in pittura coincide quasi perfettamente con la parabola del soggettivismo moderno. Ne Medioevo non v' era prospettiva, perchè era assurdo pensare che le cose venissero viste dal punto di vista del soggetto umano; esse andavano viste dal puno di vista divino, e quindi sospese fuori dallo spazio e da tempo, sub specie eternitatis.
Agli inizi del novecento il soggetto moderno entra in crisi e con lui la prospettiva, cioè la sua capacità di mettere ordine nelle cose del mondo facendo di se stesso il centro. Ora il soggetto non è più concepito come facoltà ordinatrice, ma come libera e sciolta interiorià. Il soggetto contemporaneo ha effettivamente delle difficoltà ad orientarsi nel modo, diffioltà a rapportarsi al reale, e tutto questo, come rilevato negli interessanti post di questo blog, si esprime nell' arte contemporanea.

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