Siamo spiacenti, ma questa discussione è appena stata chiusa.
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Caro Alessandro, siamo amici perciò la sincerità è sacrosanta.
Ti sto seguendo e capisco sempre meno il senso della tua eccezionale vitalità: hai messo in moto delle cose che se non smentite, rischiano di coinvolgerci tutti.
AFFRESCO. E' un metodo utilizzato per dipingere quando sussistono certi e determinati presupposti (tutti sanno quali sono). Quando non ci sono resta soltanto una tecnica che condiziona notevolmente la libertà di espressione dell'artista. E non è che l'opera, per essere più difficile da dipingere acquisti, per questa sola ragione, un particolare pregio: non ha nessuna importanza di come si fa a farla, conta soltanto il risultato raggiunto. Perchè altrimenti una cartolina dipinta con la bocca o con i piedi sarebbe preziosissima. Fermo restando che sei libero di fare quello che ti pare, io eviterei di farmene un vanto e solleticare qualcuno, eventualmente, a provarci.
DIPINTI PIATTI. Hai ricevuto dei commenti pazzeschi: mi verrebbe voglia di tirare le orecchie ad uno ad uno, nome per nome. Ma se dio vuole non tutti sono caduti nella trappola. Basterebbero Giovanna e Coco ( e qualche altro) per salvare l'onore della categoria: state parlando dei problemi che deve affrontare un principiante assolutamente sprovveduto e culturalmente a zero assoluto.(Sono cose che si affrontano anche nelle nostre scuole sgangherate dell'obbligo.) Vi invito a chiudere quello che non è un argomento degno di discussione e a pensare che se il dipinto è piatto ci sarà la sua buona ragione poichè nessun pittore, che così si possa chiamare, si potrebbe smarrire in queste cose.
A tutti io ho invece posto un argomento di ben maggiore difficoltà ottenendo, mi auguro per il momento, molto meno loquaci commenti e sul quale rinnovo la sfida: la globalizzazione nella pittura. Qualcuno ha già detto cose interessanti sulle quali meditare.
Io posso risultare ruvido ed insolente, ma il mio amore per la pittura e per i pittori è fuori discussione: la prima mostra alla quale ho partecipato è del 1950.
Un abbraccio.
g.pavani
Forse il problema è proprio la mancanza di prospettive future.
Salve a tutti.
Credo che la questione posta da Alssandro sia tutt' altro che priva di interesse. Lasciando giustamente da parte, infatti, il lavoro di molti di noi dilettanti che non usiamo la prospettiva per carenza tecnica, e concentrandoci invece sul lavoro dei grandi, vediamo che dagli inizi del Novecento la prospettiva viene volutamente e consapevolmente messa da parte. Ora ,se la pittura esprime un rapporto col mondo, un essere-al-mondo, questa rivoluzione deve pur significare un diverso modo di rapportarsi al mondo da parte degli artisti contempoanei rispetto a quelli dell' età moderna.
Cosa era stata infatti la prospettiva dal Rinascimento in poi? Non era forse la prospettiva un mettere ordine nello spazio e nel mondo dal punto di vista del soggetto? Del soggetto moderno cartesiano e poi kantiano? Difatto la parabola dell' uso della prospettiva in pittura coincide quasi perfettamente con la parabola del soggettivismo moderno. Ne Medioevo non v' era prospettiva, perchè era assurdo pensare che le cose venissero viste dal punto di vista del soggetto umano; esse andavano viste dal puno di vista divino, e quindi sospese fuori dallo spazio e da tempo, sub specie eternitatis.
Agli inizi del novecento il soggetto moderno entra in crisi e con lui la prospettiva, cioè la sua capacità di mettere ordine nelle cose del mondo facendo di se stesso il centro. Ora il soggetto non è più concepito come facoltà ordinatrice, ma come libera e sciolta interiorià. Il soggetto contemporaneo ha effettivamente delle difficoltà ad orientarsi nel modo, diffioltà a rapportarsi al reale, e tutto questo, come rilevato negli interessanti post di questo blog, si esprime nell' arte contemporanea.
un ottima osservazione!
ciro d' alessio ha detto:Salve a tutti.
Credo che la questione posta da Alssandro sia tutt' altro che priva di interesse. Lasciando giustamente da parte, infatti, il lavoro di molti di noi dilettanti che non usiamo la prospettiva per carenza tecnica, e concentrandoci invece sul lavoro dei grandi, vediamo che dagli inizi del Novecento la prospettiva viene volutamente e consapevolmente messa da parte. Ora ,se la pittura esprime un rapporto col mondo, un essere-al-mondo, questa rivoluzione deve pur significare un diverso modo di rapportarsi al mondo da parte degli artisti contempoanei rispetto a quelli dell' età moderna.
Cosa era stata infatti la prospettiva dal Rinascimento in poi? Non era forse la prospettiva un mettere ordine nello spazio e nel mondo dal punto di vista del soggetto? Del soggetto moderno cartesiano e poi kantiano? Difatto la parabola dell' uso della prospettiva in pittura coincide quasi perfettamente con la parabola del soggettivismo moderno. Ne Medioevo non v' era prospettiva, perchè era assurdo pensare che le cose venissero viste dal punto di vista del soggetto umano; esse andavano viste dal puno di vista divino, e quindi sospese fuori dallo spazio e da tempo, sub specie eternitatis.
Agli inizi del novecento il soggetto moderno entra in crisi e con lui la prospettiva, cioè la sua capacità di mettere ordine nelle cose del mondo facendo di se stesso il centro. Ora il soggetto non è più concepito come facoltà ordinatrice, ma come libera e sciolta interiorià. Il soggetto contemporaneo ha effettivamente delle difficoltà ad orientarsi nel modo, diffioltà a rapportarsi al reale, e tutto questo, come rilevato negli interessanti post di questo blog, si esprime nell' arte contemporanea.
un ottima e attenta analisi che va' al di là della tecnica!
ALESSANDRO FIGUS ha detto:un ottima osservazione!
ciro d' alessio ha detto:Salve a tutti.
Credo che la questione posta da Alssandro sia tutt' altro che priva di interesse. Lasciando giustamente da parte, infatti, il lavoro di molti di noi dilettanti che non usiamo la prospettiva per carenza tecnica, e concentrandoci invece sul lavoro dei grandi, vediamo che dagli inizi del Novecento la prospettiva viene volutamente e consapevolmente messa da parte. Ora ,se la pittura esprime un rapporto col mondo, un essere-al-mondo, questa rivoluzione deve pur significare un diverso modo di rapportarsi al mondo da parte degli artisti contempoanei rispetto a quelli dell' età moderna.
Cosa era stata infatti la prospettiva dal Rinascimento in poi? Non era forse la prospettiva un mettere ordine nello spazio e nel mondo dal punto di vista del soggetto? Del soggetto moderno cartesiano e poi kantiano? Difatto la parabola dell' uso della prospettiva in pittura coincide quasi perfettamente con la parabola del soggettivismo moderno. Ne Medioevo non v' era prospettiva, perchè era assurdo pensare che le cose venissero viste dal punto di vista del soggetto umano; esse andavano viste dal puno di vista divino, e quindi sospese fuori dallo spazio e da tempo, sub specie eternitatis.
Agli inizi del novecento il soggetto moderno entra in crisi e con lui la prospettiva, cioè la sua capacità di mettere ordine nelle cose del mondo facendo di se stesso il centro. Ora il soggetto non è più concepito come facoltà ordinatrice, ma come libera e sciolta interiorià. Il soggetto contemporaneo ha effettivamente delle difficoltà ad orientarsi nel modo, diffioltà a rapportarsi al reale, e tutto questo, come rilevato negli interessanti post di questo blog, si esprime nell' arte contemporanea.
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