LA FUNZIONE ATTUALE DELLA CRITICA ARTISTICA
Al principio c’era la critica tradizionale, mordace, corrosiva, capace di stroncare una brillante carriera artistica, dalla sera alla mattina, soltanto per il diktat dell’ipse dixit, senza possibilità di replica, di smentita, di una qualsiasi difesa, da parte della vittima innocente.
Essa si basava su canoni accademici, regole precise, correnti conclamate, che si concentravano su principi basilari come sezionare una mela; ottenere la profondità; dare l’illusione della prospettiva e del movimento, rispettando l’armonia tra segno e forma, piano e volume.
Il tutto doveva essere espresso a regola d’arte, senza le sbavature nelle campiture di colore, nelle lumeggiature dell’ambiente, nella sintonia tra soggetto ed oggetto, tessuto connettivo e impianto costruttivo, architettura interna ed esterna, paesaggio reale ed idillio naturalistico.
Da più parti si chiedeva se si dovesse considerare vera arte l’avvento dell’arte degenerata, dello spirituale nell’arte, dell’action painting, rinviando ai posteri l’ardua sentenza; brancolando nel buio; aspettando sempre nuovi lumi ed arrivando persino a sospettare che l’arte fosse morta.
Quando però si appurò che certi giudizi lapidari non si fondavano sulla verità, ma sulla simpatia della persona, sull’attendibilità del committente e sulla consistenza della parcella, prendendo svarioni, cilecche, abbagli ed errori di proporzioni colossali, si cambiò tattica.
Si capì finalmente che non era ancora nato il critico infallibile e che il metodo migliore, per avvicinarsi ad un’opera d’arte era quello d’immedesimarsi ai mutevoli stati d’animo dell’artista, cercando di capirne la temperie spirituale, l’intuito creativo ed il rilievo morale.
L’arte pura non è morta; anzi è proprio compito della recensione en artiste andarla a cercare; a scovare ed a renderla viva e vegeta più che mai, facendola apprezzare nelle sue caratteristiche particolari, nelle sue variegate dimensioni e sfaccettature, nelle sue proporzioni ed increspature.
La vera arte non è soggetta al mercimonio degli paraffi prezzolati; non è venduta al migliore offerente; non è data in pasto al critico famoso; a suon di quattrini; non è schiava del vile denaro; ma è libera come l’aria, assoluta come l’ideale, sublime come il sole, la luna e tutte le amate stelle.
Solo chi possiede il dono dell’infinito, l’innato talento, la tecnica geniale può fregiarsi del titolo di artista, in lotta perenne tra le percezioni esterne ed i riflessi interni, tra la grandezza del genio e le myriacae da esprimere nella natura naturans di segni e forme, volumi e piani, in lebertà.
Il compito della nuova critica è quello di osservare attentamente un quadro; coglierne l’intima poesia ed indagare il tormento dell’artista, facendone a ritroso il cammino spirituale, confrontando le sue sensazioni visive con le emozioni interiori, per condividerle ed assecondarle.
Nella superiore visione dell’arte totale subentrano il senso della musica, con il ritmo spaziale nel tempo illimitato, l’assioma degli antichi latini dell’ut pictura poesis, della pittura come scultura, della geometria morbida nell’architettura istintiva, naturale, spontanea. Gianni Latronico
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Grazie
Di passaggio su expo ti lascio un saluto.
Ciao
SI CERTO GIANNI,
MA PRIMA FAMMI VEDERE DI COSA SI TRATTA........E GRAZIE DEL BELLISSIMO COMMENTO....A PRESTO BUONA ARTE FABI