Piero Racchi è nato il 27 giugno 1948 a Melazzo (AL) Abita ed esercita la sua attività pittorica in Acqui Terme. (AL). Racchi, nel mondo fantastico dell'arte pittorica vi è approdato soltanto all'età di trentatrè anni. Ha tuttavia iniziato nel fior fiore della giovinezza a dedicare il suo tempo libero all'attività dello spirito, cercando di sviluppare le proprie capacità nel modo più multilaterale possibile. Infatti, egli, oltre a dipingere, suona la batteria, compone musica, scrive testi e romanzi. Nel 1992 ha scritto un libro di poesie dal titolo "Semplicemente" stampato da Cultura Duemila Editrice. Nel 2005 un romanzo dal titolo “Confessioni sconvolgenti” Edito da OTMA Edizioni। Nel 2006 un metodo per batteria, edito da: P. R . Editrice.). La grafica è stata la sua prima passione. In seguito è passato alla pittura all’olio dipingendo quadri surreali. Dopo varie tecniche e sperimentazioni, ha creato una personale serie di quadri polimaterici intitolati “vedute spaziali”. Infine, rapito dal piacere di realizzare opere utilizzando materiali diversi, è approdato nel genere attuale.
TECNICA
Le sculture “tutto tondo” e quadri, hanno un unico significato: la natura che tenta disperatamente di affrancarsi dall’asservimento umano. Essa, con le sue lunghe dita vegetali, serpeggia, avvinghia, penetra in ogni crepa e pertugio dei gelidi e ambigui manufatti umani e, come un lenzuolo sepolcrale, con la presunzione di far nascere un nuovo ciclo di vita, li ricopre.
CRITICA
Artista di grande capacità immaginativa, con un’anima ecologica che lo rende attento osservatore della natura, indagata con appassionata curiosità. Da anni Racchi esplora le infinite possibilità della tridimensionalità, coniugando con minuziosa ricerca plastica con una sottile indagine cromatica per addivenire ad una sua personale forma scultura-assemblage vivacemente policroma dove i due aspetti sono tanto intimamente connessi da risultare inscindibili. Il colore, infatti, brillante, vivido, ad effetto porcellanato, un uniforme velo lucido che cattura la luce, è determinante per la trasfigurazione dell’oggetto anestetico, scarto pazientemente cercato o casualmente trovato, oggetto quotidiano, astruso ingranaggio, legno, ferro, plastica, in quelle indecifrabili forme complesse che hanno conosciuto altri luoghi ed altre funzioni, plasmate in un mix misterioso nel quale l’occhio cerca invano significati noti, persi definitivamente. In una sorta di trasformazione gestaltica, il risultato finale è un “tutto” che è “altro” e di più della somma dei singoli pezzi, perché l’azione dell’artista, con un intervento demiurgico, cancella ogni traccia oggettuale e reinventa i lessi logici, le relazione gerarchiche, le attribuzioni delle cose, ne svela le possibilità espressive nascoste, porta in superficie potenzialità impensate, in una parola crea, o ricrea, la materia animandola di nuova vita come solo l’arte sa fare, perché gli artisti hanno la prerogativa di vedere e farci vedere le cose vecchie con occhi sempre nuovi.
Spazio commenti
Devi essere un membro di ExpoArt per aggiungere commenti!
Partecipa a questo social network