Sono già molti quelli che sono intervenuti sulla globalizzazione:non ci credevo tantissimo e li ringrazio di cuore anche se ritengo che sia di interesse comune. Chissà che non ne venga fuori qualcosa di utile per molti di noi, forse di illuminante. Prima però di entrare in confusione (il rischio è già evidente) avendo io gettato il sasso nello stagno, mi sento il dovere di non nascondere il braccio e di tentare di mettere un poco di ordine .
1- Io sento che la percezione del mondo è totalmente cambiata. Le distanze ed i tempi si sono talmente abbreviati da scoprire che il pianeta è piccolo, vulnerabilissimo, nel caos totale di culture, religioni, linguaggi e razze.Perchè non dovremmo essere cambiati noi stessi, la nostra cultura e di conseguenza il modo di fare e concepire l'arte che ne è l'espressione più immediata?
2- Forse ci sono due modi di cambiare. Già da molti anni (ma io l'ho imparato soltanto in questi giorni perchè
è in corso-ma sta chiudendo- alla Tate di Londra la rassegna "Altermodern") la disputa tra il GLOBAL ed il LOCAL che mi sembra si possano tradurre, nel primo caso, come rottura della evoluzione della propria storia culturale (che per altro credo non abbia più vie di uscita) per crearne una nuova in assoluto, tutta da inventare e nel secondo caso, al contrario, come la necessità di riaffermare le proprie radici, perfino territoriali, nella caotico marasma nel quale siamo piombati. La ALTERMODERN dovrebbe risolvere la disputa e fornire qualche speranza che l'Arte avrà una nuova storia ed un futuro migliore.
3- La questione è comunque molto complessa, anche se è inevitabile affrontarla. Voglio chiarire che mentre io ho una smisurata passione per l'argomento, non ho i numeri per risolverla:ecco perchè ho posto il problema a tutto il gruppo. Penso anzi che qualcuno più attrezzato di me dovrebbe impegnarsi in prima persona, organizzando e programmando la discussione in più punti per dare modo a tutti di contribuire all'impresa.
4- Non si tratta comunque di sconvolgere la poetica e la tecnica di ciscuno di noi che non sarebbe nè utile nè possibile, ma anzi di svilupparle però in un contesto culturale più moderno.
Una confidenza: nella mia vita mi rimarrà il tempo di fare pochi altri quadri. Vorrei non si dicesse che non mi ero nemmeno accorto che il mondo era cambiato.
Vi esorto a impegnarvi e vi saluto caramente.
gabriele pavani