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Alle 22:17 del 1 Ottobre 2009, mauro benvenuto ha detto...
L’ARTE NON E SOLO ARTE.

RIFLESSIONE SULL’ARTE CONTEMPORANEA
DI MAURO BENVENUTO.


Perché di fronte ad un cesso(!) o ad un materasso tutto rotto e sgualcito (nel contesto di una rassegna d’arte) si cerca di definirli delle vere opere d’arte (accettandole con passività senza ribellarci), invece di esprimere ciò che veramente rappresentano? Ecco un mio dubbio!
Forse molti nutrono le stesse mie perplessità, ma di rado se ne parla.
Credo ci troviamo di fronte ad un “processo di deterioramento dell’arte moderna”. Ma quando ha avuto inizio questo processo?
Certamente siamo davanti ad una catena di fatti e avvenimenti che non hanno una data ben precisa bensì una situazione e un momento storico ben definiti.
Nella prima metà del 19° sec. si è creata, una specie di stanca, una sorta di pausa verso quello che il bello rappresentava, un classicismo vuoto che rinchiudeva l’arte della pittura in regole rigidamente definite lasciando poco spazio alla fantasia e alla libertà.
La rottura, con il classico, liberò delle energie nuove, dando vita a tutta una serie di possibilità. Subito dopo verso gli inizi del 20° sec., con l’avvento del fauvismo del dadaismo e soprattutto del cubismo, le cose si complicano.
Si complicano perché ci troviamo di fronte ad un fenomeno che, proprio per il suo difficile modo sindacale, dà capo a ogni serie di contraffazione, accanto a una lezione di artisti “ imbratta tele” che vogliono, con l’espressionismo, far passare per arte il frutto della loro incapacità: falsi artisti impreparati tecnicamente e incapaci di disegnare.
Tutto ciò sparirà in parte con l’avvento dei primi esperimenti d’arte astratta ( creazione di una realtà soggettiva interiore, fuori dei rapporti che ci circondano, sfidando tutti i paragoni e i giudizi, dove era invece poggiata la produzione precedente, basata sul paragone con la realtà oggettiva).
Naturalmente con l’arte astratta sono da menzionare pittori che hanno prodotto delle cose veramente interessanti, artisti con un bagaglio culturale, con capacità di vedere e di realizzare i propri lavori con visione artistica. Questi movimenti, fauvismo, cubismo e arte astratta crearono migliaia di pseudo artisti che messi di fronte a questi fenomeni plastici, s’improvvisano “Picasso o Kandinskij” senza nessun talento
naturale e preparazione artistica, mettendosi a dipingere con la premessa che ogni cosa si faccia, sia in ogni modo, valida e accettabile, producendo forme di certo senza nessun tipo di valore, creando confusione e caos nel mondo dell’arte.
Con il passare del tempo s’inserisce in questa “INSALATA” la figura, ambigua, ma sicuramente decisivo di un certo critico d’arte che bivacca fra i mezzi di comunicazione che avalla, con la sua presunzione una serie di cose senza troppo senso, sfruttando il momento nonchè presentando cose inutili completamente incomprensibili e assolutamente irrilevanti per esibirsi e incrementare il proprio EGO.
Come gli artisti dal secolo precedente si erano stancati di ripetere all’infinito i temi classici di un’arte costrittiva che pareva aver esaurito tutto il suo carattere, anche i critici esausti di scrivere costantemente attorno ai temi del classicismo del rinascimento e dell’ottocento, si interessano con curiosità cieca e sbilenca a questa nuova insalata. Assumendo ed esercitando sul pubblico una pressione quasi alienante, indulgendo la massa a non confrontarsi con raziocinio nel giudicare, ma quasi obbligandolo ad assumere un atteggiamento critico-pensieroso e ad accettare per buone quelle forme d’arte come il cesso o il materasso, solo per non passare da ignoranti o perché legati da concetti che ormai hanno perso o stanno perdendo la loro validità.
A tutto questo si aggiungono gli interessi economici manipolati da musei, e da gruppi di pressione artistica, da case d’aste e lo sfruttamento codificato di numerosi artisti solo per uso commerciale.
Pertanto, é ovvio reagire con capacità di autocritica liberandosi di questa forma di alienazione artistica. Anche se è improbabile dato che l’ingranaggio é talmente radicato intellettualmente nel nostro contesto sociale che tanto pubblico rifiuti di ammettere questa alienazione.
Ci consoliamo che dopo il cesso e il materasso o la cacca in scatola, la testa di bue e tante altre insalate, rimane poco da fare, nel campo dell’arte gestuale o astratta, o cosi si spera che nuove provocazioni non vengano più proposte. La mia non vuole essere un attacco indiscriminato contro l’arte moderna e contro ogni movimento contemporaneo.
Ci sono fenomeni d’arte moderna validi e di rilevanza che vanno oltre.
Basti pensare a Picasso, alle sue opere giovanili che a quindici anni sapeva dipingere come un grande maestro, potendo quindi in età avanzata fare quello che gli pareva, sperimentando in ogni modo con una straordinaria capacità di sintesi grafica e un talento inimmaginabile.
Quello che voglio dire è che, mentre il talento e l’unicità di Picasso lo autorizzavano ad ogni pazza sperimentazione, non è plausibile accettare che ci siano serviti attraverso libri interi o si scrivano articoli o si pubblichino attraverso i mezzi di comunicazione, discorsi e monografie su signori che non hanno nessun talento artistico, grafico etc. ( opere come : il taglio della tela bianca con la lametta, impacchi con teloni di monumenti, edifici etc.).
Siamo di fronte ad un chiaro o più precisamente ad una mancanza di definizione: è il problema centrale; di quello che determina il deterioramento dell’arte contemporanea.
La mancanza di presentazione e di giudizio prive di definizione, contribuiscono a creare confusione, quando la definizione non è sullo stesso piano dell’opera esposta, e l’esempio esplicito di confusione e definizione viene dato tra l’arte astratta e la decorazione.
L’arte astratta in un certo contesto crea uno straordinario effetto e sono dei pezzi obiettivamente belli come “ decorazione”.
Tutto ciò viene non definito per il suo significato di opera astratta, integrata in una piacevole decorazione, ma si cerca di andare oltre, elaborando teoremi e messaggi, significati occulti, etc.etc., ingannando la definizione stessa di un’opera dando una affermazione non appropriata per cercare di trovare sempre qualcosa in più sotto la superficie di cose che invece dovrebbero essere assolutamente semplici e chiare.
Forse la risposta è in quei critici di cui si parlava prima e che sono pronti a replicare che, se il significato non lo troviamo è perché non siamo culturalmente preparati a riceverlo.
In fondo il critico o il saggista sono stati anche loro talmente condizionati da decenni in questa confusione priva di definizione, che poteva essere persino in buona fede, vittime del loro raggiro.
Siamo di fronte al classico: l’arte non è sempre arte!
Bisognerebbe essere ingenui e innocenti per protestare, non siamo innocenti, siamo un po’ tutti complici di questa situazione, artisti e pittori come me, che da anni lavoriamo in questo campo.
Anche noi abbiamo accettato compromessi, ci siamo, a volte, falsati.
Abbiamo rifiutato di guardare dentro di noi stessi, per guardare verso l’esterno. Abbiamo subito delle influenze che non avremmo mai dovuto accettare, trasportati dal tempo e dall’attuale, ipocriti nel combattere e timorosi di non essere a passo con il tempo.
Quindi dobbiamo essere preparati a pagare le conseguenze: trovarsi in una mostra davanti al cesso o al materasso e ad un’enorme quantità d’opere che non significano nulla, senza nessun peso né tecnico che artistico. Opere che invadono il mondo artistico obbligando a tradire noi stessi.
Mi pare chiaro che tutto sommato il desiderio di un artista è quello di trovare un proprio stile, senza farsi influenzare da correnti, da movimenti, da mode, da opinioni che non sono le sue.
E’ vero anche, che uno alla fine crei uno stile personale pieno di suggerimenti, perché la caratteristica dell’arte contemporanea è proprio la sua contraddittorietà,
Perché l’arte moderna offre molta più libertà d’immaginazione e varietà di forme e interpretazione dell’arte classica.
Mi pare chiaro che ci sono più differenze tra un Braque e un Van Gogh, di quante ce ne siano state, tra un Raffaello e un Perugino.
Ci sono più differenze tra un Modigliani e un Campigli o un Morandi, di quante ce ne siano, tra Poussin, Rubens o Giorgione, e molta meno uniformità tra un Cèzanne e Leger, di quante ne possiamo trovare tra David e Gèricault nel primo ottocento.
Un arte cosi varia, cosi diversa, cosi vitale non può essere moribonda, e tanto meno morta, offre piuttosto l’impressione di una persona in uno stato confusionale
momentaneo senza rendersi conto di dove si trova.
Di qualcuno che sta cercando disperatamente un significato che non riesce a trovare, o cercando di ritrovare un momento che pensa di aver perduto.
Dobbiamo reagire con spirito di ribellione contro questa contraffazione di cui parlavo prima che ha invaso tutto il campo dell’arte e che, purtroppo, ha anche il crisma e la complicità dell’ufficialità.
Non è ammissibile che nelle grandi mostre pubbliche, nelle immense esposizioni patrocinate da Municipi, Città, enti culturali etc. il campo venga sempre più spesso invaso da questo tipo di sopraffazioni culturali.
A questo tipo di trucchi, d’inganni che vengono serviti con cataloghi patinati a un pubblico che diventa sempre più confuso.
A mostre inventate da dubbiosi operatori culturali per lanciare pseudo artisti privi di qualunque talento, che non sia quello dell’esibizionismo.
All’opprimente valanga di banalità che vengono spacciate come frutto di una ricerca originale. Alla pseudo profondità di cose che profonde non sono, all’arroganza mafiosa di certe cosche che manipolano il mercato dell’arte, al ricatto sull’arte moderna diventato talmente forte da coinvolgere molti artisti veri e da traviare molti giovani talenti,che non trovano più il coraggio di essere veramente se stessi.
Bisogna reagire, soprattutto attraverso i giovani pittori che si affacciano sulla scena, cercando di fermare il deterioramento di cui abbiamo parlato.
Perché con la pittura ci sono ancora mille cose da raccontare e mille modi di raccontarle.
Senza per questo utilizzare metodi che vanno meglio in un circo, lanciare mode effimere o cercare perennemente di scioccare il pubblico che, ormai é talmente alienato da passare indenne e indifferente attraverso qualunque pretestuoso ciclone intellettuale.



Agosto 2008, MAURO BENVENUTO.
Alle 22:14 del 1 Ottobre 2009, expo ha detto...
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