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Testo critico di presentazione di Adriano Monanc a cura di Alessandra Barberini di Gad Art Factory- www.gadartfactory.it

TESTO CRITICO DI PRESENTAZIONE
Adriano Monanc anima di bambino a cura di Alessandra Barberini

Anyma è i progetto artistico che Adraino Monanc ha realizzato appositamente per il suo debutto ufficiale in Italia.
E' un progetto a cui l'artista ha lavorato per oltre un anno, diviso fra Brasile e Italia, sofferto, fortemente voluto, concepito fin nei particolari per permettere al pubblico, agli spettatori, di conoscere e capire l'interiorità dell'artista, che esprime se stesso, il proprio vissuto, attraverso uno stile personalissimo, frutto della sua grande dedizione allo studio di tutte le tecniche artistiche conosciute, ma la tempo stesso espressione di grande personalità e di un talento naturale, spontaneo, “urgente”, che lo ha portato prestissimo a sperimentare un nuovo linguaggio creativo, nato, come lui stesso definisce <<dalla fusione dell'Arte con i sentimenti di tutte le creature, esistenti e inesistenti, reali o frutto della mia fantasia'>>: l'arte “monanc”, parola della lingua india Tupì - Guaranì che significa “mescolare”, che Adriano ha deciso di prendere come nome d'arte, viene concepita e sperimentata in “atelier provvisori” sul mare, in mezzo alla foresta, nelle baraccopoli delle favelas, in mezzo ai bambini, dai quali apprende la spontaneità e l'autenticità dei sentimenti, con l'aiuto dei quali riesce a ritrovare la strada per procedere a ritroso negli anni, in una sorta di “regressione” nel tempo che gli permette di ritrovare psicologicamente ed attingere alla sua anima di bambino.
L’universo creativo in cui ci introduce, ci spiazza ed immediatamente ci riporta, in una sorta di flash back, al periodo della nostra infanzia, della spensieratezza, della spontaneità, ma anche dell'autenticità dei sentimenti, delle speranze di vita, una vita che si spalanca ai nostri occhi di bambini, colorata, popolata di creature immaginarie, che raccontano di speranze concrete, semplici eppure così essenziali per ciascun individuo.
I bambini che popolano le opere di Monanc sono i nostri sogni, le nostre speranze, il nostro profondo bisogno di amore che molto spesso la vita ci porta a soffocare, a mantenere nascosto e che invece dovremmo imparare a manifestare.
Con il dipanarsi delle opere del progetto, rigorosamente concepite in sequenza, come il succedersi delle immagini di un racconto per fotogrammi, Adriano apre le porte del suo universo creativo, ce lo racconta, ce lo rende visibile, tangibile.... un racconto che ci rapisce, che alterna momenti di colore accecante, materia debordante, a momenti più cupi, monocordi, altri ancora con colori e contrasti che emergono quasi in totale tridimensionalità dai supporti scuri, di getto, quasi quelle creature immaginarie volessero uscire dalla loro realtà, dai loro confini e ci volessero prendere per mano, in una sorta di invito alla identificazione con essi, per meglio avvicinarsi a quelle realtà di sogno, che tanto concretamente prendono vita dalle esperienze felici e drammatiche, che raccontano dell'Amore e del Dolore nel loro alternarsi nella vita “complicata” dell'artista come dell’umanità intera.
Questo lavoro è una sorta di autoanalisi profonda, sofferta dell'uomo Monanc, in cui espone direttamente sé stesso, la sua ANYMA, attraverso storie di fantasia, popolate da personaggi surreali e al tempo stesso fortemente reali, a volte carnali, quasi a significare lo stretto contatto fra fantasia, desiderio, speranza, mondo fatato di bambino, a contrasto stridente con situazioni di disagio, abbandono, emarginazione e con la crudezza della vita per tutta una fascia di popolazione ai margini della società.
Esseri umani fantastici, elementi della natura, simboli di libertà e di sogno come farfalle e cuori simboli di Amore e Libertà, sono elementi costanti della sua poetica, che associa, alterna e mescola a pigmenti, resine, materiali nobili, fibre naturali ed oggetti di recupero senza nessun timore reverenziale ed una maestria nell'esecuzione in tutte le sue complesse composizioni; in lui vi è una “urgenza di comunicare”, ma soprattutto una debordante ispirazione artistica, sperimentata in ogni campo, dalla pittura alla scenografia, dalla fotografia alla videoarte, che ha assoluta necessità di manifestarsi concretamente in realizzazioni che ci rendano visibile il suo universo creativo, la sua poliedricità ed il concepire naturalmente e spontaneamente l’Arte come unico mezzo per comunicare col mondo.
Questa concezione dell’Arte come unico linguaggio possibile, unico in quanto universale e capace di rivolgersi a tutti in maniera trasversale, implica un costante atteggiamento di ricerca e sperimentazione.
Così come gli artisti del passato perfezionavano i loro capolavori con lumeggiature a secco, Monanc utilizza per “dipingere” le sue opere tutti gli elementi naturali, acqua, aria, terra, fibre vegetali, ma è soprattutto col fuoco che imprime il vero significato all'opera nel suo complesso, elemento che padroneggia sapientemente per completare tutto il suo lavoro: Fuoco, che nel suo immaginario artistico, rappresenta il Dolore, esperienza di vita indelebile attraverso cui l'uomo diventa UOMO e si evolve spiritualmente. Il Fuoco/Dolore per Monanc è un elemento strumentale per l'esistenza di ogni essere umano, attraverso cui si assimila il senso della vita e leggi essenziali per la nostra evoluzione spirituale.
Sono opere che vanno viste dal vivo, complesso spiegarne la tecnica se non come cocktail intricato di tanti elementi, che s'incontrano, si scambiano, danno vita ad armonie e contrasti, in una ricchezza di colori, forme, oggetti, elementi naturali che si intrecciano in una trama inestricabile con materiali di recupero, oggetti abbandonati, buttati, scartati dal nostro mondo consumistico, che l'artista sistema e modula con perizia all'interno delle sue creazioni, rendendoli elementi indispensabili, estrapolandoli dal loro contesto originario per il raggiungimento di contenuto ed equilibrio compositivo.
In questo breve intervento non c'è la volontà di dare una interpretazione tecnica al lavoro, bensì semplicemente di rispettare il motivo ispiratore del progetto originario: stimolare l'avvicinamento dell'osservatore al lavoro ed al tempo stesso all'interiorità dell'artista, porsi nei confronti di essi con mente libera da substrati culturali tipicamente europei e pregiudizi di sorta, cercando dentro di noi un canale di comunicazione, una possibile empatia fra mondo interiore dell'artista ed il nostro, attingendo ai sentimenti che la visione di tali immagini possono far scaturire nella nostra interiorità.
I temi sono universali, elementi “primordiali” che possiedono una creatività ed una vita pulsante, quasi a sé stante, utilizzati, sperimentati, “mescolati” sapientemente dall'artista con un tocco di automatismo surrealista.
Come descrive Adriano stesso, in Anyma <<le fotografie parlano della forza della favela brasiliana, i disegni rappresentano sogni che non possiamo vedere con i nostri occhi, le pennellate tracciano il desiderio di tanti bambini, i colori danno vita e corpo alla purezza dell’anima di tante persone che ancora non abbiamo incontrato, il fuoco riscalderà sentimenti ormai dimenticati e l’acqua sarà un refrigerio al dolore>>.
Adriano, innamorato della vita, ci trascina come per magia all'interno del suo universo fantastico, suscitando nell'osservatore l'inspiegabile desiderio d'immedesimarsi in quell' universo popolato da strane creature, ma al tempo stesso così familiare e vicino ad ogni anima che vuol vedere dentro sé stessa.

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